31 May 2000

Alfa Romeo compie 90 anni - Non solo auto

Nel corso degli anni l'Alfa Romeo si è distinta non solo nella costruzione di belle e leggendarie vetture dal temperamento sportivo, ma ha dovuto, un po' per necessità e un po' per spirito di ricerca e voglia di primati, differenziare la sua produzione, spaziando in svariati campi.

Già durante la prima guerra mondiale, la Casa del Portello produceva per l'Esercito "Il Piccolo Italiano", un geniale e praticissimo compressore di dimensioni ridotte, montato su ruote, molto pratico e maneggevole. È con questa macchina che si scaveranno gran parte delle trincee italiane e alleate. Nella fornitura militare compaiono anche lanciafiamme, proiettili da artiglieria da 74 e 149 millimetri e, su licenza dell'Isotta Fraschini, motori per aviazione.

Nel 1918 l'Azienda produce trattrici per la motoaratura ROMEO (Robusta, Operosa, Maneggevole, Economica, Ottima), macchinari per l'edilizia, freni aerodinamici su licenza Knorr e locomotive elettriche, in seguito all'acquisto, da parte di Nicola Romeo, di tre stabilimenti: le "Costruzioni meccaniche di Saronno", le "Officine meccaniche già Tabanelli" di Roma e le "Officine ferroviarie meridionali" di Napoli.

Nel 1931 viene presentato il primo veicolo industriale: l'autocarro "Alfa Romeo Bussing 50" equipaggiato con un motore sei cilindri Deutz Diesel. L'anno dopo esce il tipo 85C con una potenza di 110 CV e più tardi è la volta degli autobus 350 e 300.

Ma è sotto la guida di Ugo Gobbato, uno dei più preparati manager dell'epoca, che i veicoli industriali dell'Alfa si impongono. Nel 1935 viene realizzato l'autocarro 350 Diesel di 6100 cm3, capace di sviluppare 75 CV, e parallelamente il tipo 500, che ha una capacità di carico di 110 quintali, raggiunge una velocità di 48 km/h e viene largamente impiegato anche da vari corpi di Vigili del Fuoco: sia come veicolo di pronto intervento con porta-scala e autopompa, sia come cisterna destinata ai carichi liquidi.

Per i servizi civili rimane famoso l'Autobus 500 con una linea molto moderna per l'epoca. Ampiamente finestrato, accurato nelle sospensioni e dotato di comodità interne di prim'ordine, porta 45 passeggeri e raggiunge una velocità di 68 km/h. Questi autobus presteranno servizio per molti anni sia in Italia sia nelle Colonie. Un altro autobus di grande successo è l'Alfa 110A che viene utilizzato per i servizi urbani nelle città di Roma, Milano e Genova con risultati eccellenti in tema di affidabilità. Il 22 agosto 1935, l'Alfa Romeo viene militarizzata in previsione dell'imminente campagna d'Etiopia che si aprirà, senza nessun preavviso, il 3 ottobre dello stesso anno. Sulle sconnesse strade e piste africane gli autocarri Alfa Romeo danno ottima prova, tanto che le Forze Armate, tra il 1935 e il 1938 ne ritireranno oltre duemila. A testimonianza della popolarità di questi autocarri, ancor oggi nella lingua etiopica "Romeo" significa camion, autocarro, qualunque sia la marca.

Sempre in quegli anni, a causa delle leggi autarchiche e della scarsità di carburante, l'Alfa Romeo produce con buoni risultati le versioni metanizzate dei tipi 85 M e 110 M. Altra soluzione alternativa è quella di alimentare il motore con il gassogeno prodotto dalla combustione di legna e carbone. Sul tracciato Roma-Bruxelles-Parigi nel 1935 si svolge addirittura un concorso internazionale per autocarri di questo tipo. E la vittoria va a un T 85G dell'Alfa Romeo, che con un carico di 70 quintali, percorre i tremila chilometri previsti senza inconvenienti.

Finita la guerra, l'Alfa Romeo, duramente colpita dai bombardamenti alleati e dai sabotaggi dei tedeschi in fuga, comincia faticosamente a riprendersi. Ora il fulcro del rilancio industriale è il mercato automobilistico, ma si mantiene in vita il settore dei veicoli industriali con modelli anche fortunati che caratterizzeranno gli anni Cinquanta. Tra le curiosità del periodo c'è la produzione di cucine a gas ed elettriche, oltre che di tapparelle per finestre con comando elettrico.

Tornando ai veicoli industriali, in quegli anni vengono commercializzati gli autocarri 900 e il più famoso 1000 che sarà seguito dal "Romeo" un autocarro leggero, offerto in due versioni: con motore a benzina (carrozzeria autobus) e con motore Diesel 1200 (carrozzeria furgone). Sarà, poi, la volta del Furgone F12, molto apprezzato dai commercianti e dalla Guardia di Finanza che diventa uno dei maggiori clienti del fortunato modello. Nel 1981, poi, viene presentata anche la versione con motore elettrico, che è frutto di una collaborazione con l'Ansaldo di Genova.

Tra i modelli più recenti, infine, l'AR 8 e l'AR 6 che sono offerti in ben ventiquattro versioni, suddivise tra furgone e autocarro, e in molteplici allestimenti: combinati, promiscui, minibus, scuolabus e vetrinati. Nel 1985 l'Alfa Romeo commercializza anche un AR 8 versione Camper, denominata "Ravello" in onore alla città della costiera amalfitana.


L'Alfa nei cieli

Martedì 1° novembre 1910 un velivolo biplano sperimentale, progettato e costruito da Antonio Santoni e Nino Franchini, effettua il suo primo volo decollando dalla Piazza d'Armi di Milano, una zona tra Baggio e l'area dove ora sorge lo stadio calcistico di San Siro. È spinto da un motore automobilistico dell'Alfa 24 HP adattato e depotenziato a 36 CV. Nasce così, a pochi mesi dalla fondazione dell'Azienda, avvenuta il 24 giugno, un connubio Alfa-aviazione che segnerà importanti tappe per la storia della casa del Portello.

È però con l'avvento della prima guerra mondiale che l'Alfa Romeo si dedica con successo ai motori d'aereo. Nel 1917 ottiene una commessa per la costruzione, su licenza Isotta Fraschini, di 300 motori a sei cilindri, destinati ad aerei da bombardamento. Due anni dopo, l'Alfa Romeo presenta il prototipo di un motore che desta grande interesse: si tratta di un dodici cilindri a V con una potenza di 600 CV. Nel 1924 Nicola Romeo ottiene la licenza per costruire il motore inglese Bristol Jupiter, un nove cilindri a stella con raffreddamento ad aria che conquisterà il 22 dicembre 1928 il record di altezza con Renato Donati. Un'altra importante licenza per l'Alfa Romeo è quella per la realizzazione dei motori Lynx della Armstrong Siddley e Mercury, sette e nove cilindri raffreddati ad aria.

L'Alfa s'interessa anche agli aerei da turismo. È del 1930 l'accordo per installare su un Caproni 100 un motore automobilistico della 6C 1750 adattato, che - pilotato dal colonnello Velardi - si metterà in evidenza nel 2° Giro aereo d'Italia del 1931.

Nel 1932, con Vittorio Jano, nasce il primo motore d'aviazione interamente progettato dall'Alfa. È il D2, un nove cilindri a stella da 240 CV che verrà costruito in tre versioni: normale, con riduttore e con riduttore e compressore insieme. Questi motori, funzionali e tecnologicamente avanzati, equipaggeranno i Caproni 101.

Sotto la guida di Ugo Gobbato vengono prodotti anche grandi motori aeronautici, le cui caratteristiche generali risentono dell'esperienza fatta con Jupiter e Pegasus, ma che risulteranno più affidabili. Sono gli Alfa 125, 126, 130, 128, 129 e 135, montati sulla maggior parte dei bombardieri italiani prodotti nel periodo 1939-1940.

Altro propulsore importante è l'Alfa 125, uno stellare a nove cilindri con riduttore e compressore, che sviluppa 635 CV. Viene adottato da molti aerei da trasporto e, in particolare, sul bombardiere S. 81 A 125 "Pipistrello".

Il 24 settembre 1935 l'aereo "Sparviero" mosso da tre motori stellari Alfa 125, potenziati a 750 CV, batte tutti i primati di velocità su circuito chiuso di mille e duemila chilometri, raggiungendo - rispettivamente - la velocità di 380 e 390 km/h. Segue l'Alfa 126 che è installato sull'intera prima serie dello "S.79", celebre e versatile bombardiere e aereosilurante della guerra mediterranea.

Le prove pratiche e il duro banco prova della guerra hanno portato in primo piano i motori Alfa Romeo tanto che l'Ala Vittoria, la compagnia di bandiera dell'epoca, sostituisce i suoi "879" civili, i Wright Cyclone americani, con i 125 e 126 dell'Alfa, più affidabili e dal consumo minore. Gran parte al successo di questi motori è dovuto anche ai raffinati e avanzati materiali usati per realizzarli. Il più celebre "Duralfa", la lega di alluminio prodotta dal laboratorio metallurgico del Portello, con la quale si costruiscono le eliche, i pistoni, le teste cilindri, le bielle e le incastellature dei motori stellari.

Nel 1937 un "Idro Cant Zapata 506", grande trimotore militare equipaggiato con un Alfa 126, batte una serie di primati di velocità con carico; mentre l'S 82, più noto come "Marsupiale", si distingue in molte imprese belliche.

La guerra mondiale è ormai vicina e l'Alfa in campo aeronautico ha fatto passi da gigante. Con i suoi motori Alfa 126, 127 e 128 detiene ben tredici record mondiali per idrovolanti e aeroplani: di velocità, altezza e distanza. Uno dei più noti motori è l'Alfa 135 RC 32, un 18 cilindri a doppia stella che sviluppa l'eccezionale potenza di quasi 2000 CV. Ne saranno costruiti 150 esemplari destinati ad esperienze avanzate sui grandi bombardieri tedeschi "Condor".

Finite le ostilità, l'Alfa Romeo deve fare i conti con i gravi danni subiti e l'attività più colpita risulta la parte aeronautica, sia al Portello sia nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Ma lo spirito di riscossa, unito a un notevole attaccamento al Marchio da parte di tutte le maestranze fanno miracoli. Nel dopoguerra nascono, così, il 110 e 115, un quattro e un sei cilindri raffreddati ad aria con potenza, rispettivamente, di 120 e 190 CV, che sono destinati al mercato avio leggero dei voli privati.

Anche la Fiat si accorge dell'affidabilità dei motori Alfa Romeo, tanto che nel 1948 installa sui suoi G 46 da addestramento l'Alfa 115 potenziato a 231 CV e sul G 212 l'Alfa 131 in sostituzione del Pratt-Wittney.

Sotto l'aspetto pubblicitario e d'immagine, rimane di sicuro effetto il raid di Bonzi e Lualdi che, nel 1949, attraversano senza radio a bordo l'Atlantico del Sud, con un balzo di 15.000 chilometri da Milano a Buenos Aires, realizzato in diciannove ore. Il velivolo impiegato è "L'Angelo dei Bimbi", un Girfalco S 101 equipaggiato con motore Alfa 110 Ter, dotato di elica a passo variabile. Lo stesso velivolo, pilotato ancora da Lualdi, compirà nel 1953 la trasvolata artica.

Con l'inizio degli anni Sessanta l'attività aeronautica di Pomigliano si indirizza su commesse per la revisione di grandi motori d'aviazione e la costruzione di parti di ricambio. Tra i clienti principali: l'Aeronautica Militare Italiana con gli aviogetti F 104 e G 91, quella norvegese con i motori Curtiss-Wright, l'Alitalia con i famosi DC 8 e Caravelle e la General Electric, con la quale l'Alfa partecipa alla costruzione di un grosso turbogetto europeo. Nel 1968, al Salone Internazionale dell'Aeronautica a Le Bourget, l'Alfa Romeo si presenta con un suo stand pubblicizzando i ben diciassette tipi diversi di motori a turbina revisionati. Due anni più tardi, a Parigi, espone un motore J 85-13 A di sua costruzione, oltre che componenti dei motori General Electric J 79-19 e CF 6.

In questi anni il nome Alfa significa serietà e alta tecnologia e i principali clienti che si affidano alle sue revisioni e costruzioni sono: Alitalia, Ati, Itavia, Alisarda, Vip-Air, Aeronautica Militare, Forze Armate, Rolls Royce e Augusta per gli elicotteri. Nel 1978 l'Alfa Romeo firma un accordo con la General Electric per la partecipazione allo sviluppo e alla produzione di un nuovo motore, ad alto rapporto di diluizione: il CF6-32. L'anno successivo nasce l'AR 318 di 600 CV che rappresenta il primo motore a turbina realizzato in Italia e viene impiegato su un aereo Beechcraft King Air. Negli anni Ottanta lo stabilimento Avio di Pomigliano raggiunge un buon volume di attività (duemila unità nell'arco dei 12 mesi) e nei suoi reparti si concentrano le revisioni di molti motori con turbina a gas. E con le maestranze napoletane dell'Alfa collaborano tecnici della General Electric, della Pratt & Witney e della Rolls Royce. Nel 1981 l'Alfa Romeo Avio, in collaborazione con Oto Melara e Fiat Aviazione progetta, sviluppa e produce il missile supersonico di seconda generazione Otomach 2. Per una razionalizzazione delle divisioni industriali in seno all'IRI, l'Alfa Avio passa, progressivamente dal 1982 al 1986, sotto all'Aeritalia; e nel 1996 alla Fiat Avio, continuando e potenziando le proprie attività, soprattutto nel campo delle revisioni.

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